Acque e Terre
BIMESTRALE DI POLITICA INTERNAZIONALE

Anno XI – Numero J/2000 Maggio-Giugno 2000

 

Prospettive di democrazia in Serbia
di Aleksandar Karadjordjevic*

 

Al momento in cui il presente articolo viene scritto (fine Maggio), la scena politica in Serbia appare piuttosto deprimente. Il regime di Milosevic ha scatenato una nuova ondata di repressione ed aggressione sia con la presa dei pochi media che rimanevano indipendenti a Belgrado, che perseguitando i membri del movimento di resistenza studentesco 'Otpor', che il regime considera come una seria minaccia. Bollando gli attivisti di 'Otpor' come 'fascisti' e 'terroristi', le autorità hanno in progetto di introdurre una nuova legislazione 'anti-terrorismo' il cui principale bersaglio sia proprio 'Otpor'.

 

Queste ultime azioni intraprese dal regime di Milosevic sono un chiaro segnale che esso è determinato a restare avvinghiato al potere ad ogni costo. Da un lato, il regime è sempre più preoccupato per la crescente ondata di scontento popolare, dall'altro, non cala la sua determinazione di restare al potere ed il suo controllo sull'apparato statale e sui media é assoluto.

 

La risposta dell'opposizione serba all'imbavagliamento dei media è stata confusa, per dirla in modo semplice. In generale, si può affermare che la sua unione sia fragile e che non sia riuscita fino ad ora a tradurre il desiderio di cambiamento della gente in un'azione efficace. L'iniziale reazione degli attivisti dell'opposizione contro la presa della radio popolare e della stazione televisiva 'Studio B' a Belgrado è stata violenta: hanno mostrato la loro furia in aperte proteste anti-governative condotte per strada. Per due giorni la polizia ha brutalmente affrontato i dimostranti; sulle strade vi sono stati scontri e molte persone sono state picchiate, ferite e trattenute. Un'ondata di rabbia si è diffusa in tutto il paese e raduni di protesta sono stati organizzati non solo a Belgrado, ma in tutte le città della provincia.

 

A Belgrado le proteste si sono presto spente, in parte a causa della brutalità della polizia, in parte a causa dell'apparente incapacità da parte dei leader dell'opposizione di guidare in modo deciso gli attivisti, che pertanto non sono riusciti a mettere sotto pressione le autorità affinché accettassero le richieste dell'opposizione. Invece di chiarire alle autorità il fatto che i cittadini comuni non tollereranno ulteriori incursioni contro la libertà di parola, i leader dell'opposizione hanno lanciato messaggi confusi, che hanno pertanto scoraggiato i dimostranti. Il crollo della protesta è stato provocato anche dalla disillusione crescente tra i cittadini comuni per il fallimento da parte dei leader dell'opposizione nell'offrire una valida alternativa al regime. La conseguente apatia tra gli elettori è stato un altro dei fattori che hanno contribuito. 

 

Tutto questo è indicativo del malessere che seriamente affligge i politici e la società in Serbia. Questo paese e la Iugoslavia stanno sperimentando non solo gli effetti negativi di cui tutte le società post-comuniste nell'Europa Orientale hanno sofferto, ma anche le catastrofiche conseguenze dovute allo smembramento della vecchia Iugoslavia. Il deplorevole bombardamento della Nato dello scorso anno ha peggiorato le cose; il suo evidente risultato è stato il rafforzamento della posizione di Milosevic ed un indebolimento delle forze democratiche che chiedevano dei cambiamenti radicali, sia internamente sia esternamente.

 

Poiché sento che è mio dovere, in quanto Karadjordjevic, contribuire al processo democratico in Serbia, dal Novembre 1999 ho organizzato tre importanti conferenze per l'opposizione, con l'obiettivo di accelerare l'allontanamento di Milosevic, aprendo così la strada a radicali riforme democratiche in Serbia. 

 

Il primo convegno ha avuto luogo lo scorso Novembre a Budapest; ad esso hanno partecipato non solo l'opposizione politica, ma anche importanti figure della vita pubblica serba, inclusa la Chiesa serba, così come un certo numero di eminenti personalità della diaspora serba in Occidente. Compito della conferenza di Budapest era quello di fornire la spinta finale ai partiti dell'opposizione serba affinché raggiungessero un accordo per un'azione congiunta. Tale accordo è stato infine firmato a Belgrado il 10 Gennaio 2000; nonostante sia ben lungi dall'essere perfetto, per la prima volta, dal collasso della coalizione dell'opposizione 'Zajedno' all'inizio del 1997, esso costituisce una base per un'azione congiunta contro il regime.

 

Il secondo incontro si è tenuto a Banja Luka a Gennaio, durante la mia visita nella Republika Srpska (Rs) su invito del Premier Milorad Dodik. Si è trattato di un incontro in scala minore; è consistito in consultazioni con un certo numero di leader dell'opposizione serbi e colloqui con importanti figure della Republika Srpska, come l'ex-Presidente M.me Biljana Plavsic. Uno dei risultati concreti conseguiti nei colloqui a Banja Luka è stata la promessa da parte del Governo della Republika Srpska di aiutare e sostenere l'opposizione democratica in Serbia. Al riguardo, ho ricevuto simili garanzie di sostegno per l'opposizione democratica anche dal Presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, durante il nostro incontro a Podgorica, Montenegro, nel Giugno 1999, prima della mia visita in Kosovo.

 

Tutti questi sforzi sono culminati nella conferenza da me convocata ad Atene dal 21 al 23 Aprile di quest'anno. La partecipazione di importanti figure dell'opposizione provenienti dalla Serbia è stata migliore che mai; hanno attivamente partecipato anche i rappresentanti della Chiesa Serba, le Ong, le associazioni sindacali, varie istituzioni, gruppi giovanili come 'Otpor' ed altri ancora. Il Patriarca serbo Pavle ha inviato un messaggio di sostegno nel quale diceva che 'dobbiamo entrare in Europa ed unirci ai processi contemporanei' e sottolineava ai delegati la sua speranza che 'l'unità vincerà sulla disunità, l'amore sull'odio e l'energia creativa sulle forze distruttive'.

 

A questo proposito, vale la pena ricordare un interessante commento sulla conferenza di Atene pubblicato dal settimanale indipendente ‘Nin’ di Belgrado il 27 Aprile. Facendo riferimento alla dichiarazione che io ho spesso reso in pubblico, la quale sostiene che 'prima di tutto dobbiamo incoronare la democrazia' e solo in seguito affrontare gli altri importanti problemi che vi sono in Serbia e Iugoslavia, la rivista sottolineava che questa formula ha permesso persino 'agli anti-monarchici giurati, ex-comunisti e repubblicani' di rispondere chiaramente alla mia chiamata e ha fatto sì che anche 'gli anti-realisti e gli atei ed agnostici convinti militanti nelle fila dell'opposizione serba' si dichiarassero a favore della Corona e della Chiesa in quanto 'autorità morali indiscusse in una Serbia stanca della distruzione di tutti i suoi valori morali e sociali'. Questo commento ha confermato la mia idea che il mio ruolo è quello di agire come punto d'incontro per la democrazia e l'unità, e come catalizzatore affinché vi sia un cambiamento democratico nel mio paese.

 

La conferenza di Atene ha avuto anche un importante valore dal punto di vista internazionale in quanto ha offerto testimonianza del fatto che la politica ufficiale greca ora sostiene apertamente l'opposizione democratica serba. Il discorso pronunciato all'apertura della sessione dal Sig. Alex Rondos, primo consigliere del Ministro degli Esteri George Papandreou, è stato un chiaro segnale per il regime di Milosevic che non potrà più contare sul sostegno della Grecia. 

 

Ovviamente il destino di Serbia e Iugoslavia dipende dal fatto che il popolo serbo e gli altri cittadini della Iugoslavia siano o meno capaci di liberarsi del regime di Milosevic in un futuro non troppo lontano. Esso dipende anche dall'aiuto e dalla comprensione che la comunità internazionale e gli amici della Serbia all'estero dimostreranno alla causa della democrazia in Iugoslavia. Il nostro destino deve essere nelle nostre mani. I partiti politici all'opposizione devono unirsi in nome della democrazia ed organizzarsi secondo la frase 'Una Nazione per la Democrazia'; eppure, neanche questo è sufficiente.

 

Ciò di cui la Serbia ha bisogno è un vasto movimento nazionale per il cambiamento e la democrazia, sulla falsariga del movimento 'Solidarietà' in Polonia, strumento con cui si è rimosso il sistema comunista e si è aperta la strada ad una pacifica transizione verso la democrazia. Forse anche 'Otpor' potrà diventare un simile movimento. Il fatto è che la Serbia ha bisogno di un movimento forte pro-democrazia, affinché il presente regime venga rimosso in modo pacifico, cominciando così a costruire un futuro migliore.

 

Non vi sarà stabilità nei Balcani fino a quando la Serbia non sarà libera e democratica. E' pertanto chiaro che è interesse dell'Europa contribuire a promuovere la democrazia in Serbia e a reintegrare i Serbi e tutti i cittadini della Iugoslavia nelle istituzioni europee e mondiali. Non v'è speranza per la Serbia fin tanto che il regime di Milosevic non verrà rimosso; tuttavia la comunità internazionale deve comprendere che i democratici serbi e l'intera nazione serba necessitano di sostegno e rassicurazione.

 

Hanno bisogno di essere rassicurati sull'integrità territoriale del loro stato, che comprende il Kosovo. Se il territorio della Iugoslavia dovesse ulteriormente restringersi, l'attuale sensazione di insicurezza, vulnerabilità e paura aumenterebbe: gli estremisti vedrebbero in ciò un terreno fertile per provocare problemi. Servono anche ferme rassicurazioni circa il destino dei Serbi nelle aree che una volta erano la Iugoslavia, in particolare nella Republika Srpska e in alcune parti della Croazia. 

 

Così, se da un lato il fatto di prendere il destino nelle proprie mani dipende dai serbi, la comunità internazionale può essere di grande aiuto dimostrando un approccio equo nei confronti dei Balcani. Le sanzioni emesse dall’Onu e dall'Unione Europea contro la Serbia andrebbero riviste; quelle che colpiscono i cittadini comuni, beneficiano invece il regime mafioso, devono essere eliminate. Devono esserci più contatti tra le popolazioni della Serbia e dell'Europa. Se il regime di Belgrado vuole che i serbi vivano in un ghetto, la comunità internazionale non deve fare nulla per costruire le mura intorno a tale ghetto!

 

Anche se l'attuale situazione in Serbia può apparire buia, vi saranno inevitabili cambiamenti in meglio se lavoreremo con pazienza e perseveranza in nome della democrazia. E' un dato di fatto che il regime è condannato e Milosevic lo sa, ma continua a lottare poiché non ha alternative. Sono ottimista e so che la democrazia ed i principi del diritto avranno la meglio. Tutti i cittadini della Iugoslavia, indipendentemente dalla loro origine etnica, razza o religione meritano una vita decorosa, la sicurezza e la libertà. Vi è una lunga tradizione democratica in Serbia; la popolazione semplicemente rifiuterà di continuare a sopportare questa dittatura a lungo. Tutto ciò non sarà facile, eppure sono convinto che la democrazia trionferà. 

 

I cittadini della Serbia sono gente orgogliosa, che si riprenderà dalle attuali sconfitte.

 

* Aleksandar Karadjordjevic è Sua Altezza Reale il Principe Ereditario Alexander di Iugoslavia, erede al trono di Serbia/Iugoslavia.

 

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